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Coronavirus, il Governo vara il pacchetto di aiuti: dalle imprese ai lavoratori, ecco tutte le misure

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Il governo ha varato  il decreto ”cura-Italia” per far fronte all’impatto che le misure per prevenire il contagio del coronavirus avranno su imprese, lavoratori e famiglie.

Il capitolo più corposo è quello delle misure a sostegno delle imprese e dei lavoratori.

”E’ una manovra economica poderosa: non abbiamo pensato e non pensiamo di combattere un’alluvione con gli stracci. Stiamo cercando di costruire una diga per proteggere imprese famiglie lavoratori – ha detto il premier Conte – Il governo è vicino alle imprese, i professionisti, le famiglie, alle donne e gli uomini, i giovani che stanno facendo enormi sacrifici per tutelare il bene più alto. Nessuno deve sentirsi abbandonato e questo decreto lo dimostra”.

Per prima cosa vengono congelati i licenziamenti per motivi economici. Per due mesi (dal 23 febbraio in avanti) non sarà possibile fare licenziamenti collettivi né rescindere contratti individuali se la ragione è economica (sono sempre possibili i licenziamenti disciplinari). Tutele anche per chi è in sorveglianza attiva, cioè obbligato all’isolamento domiciliare, che avrà il periodo di assenza dal lavoro conteggiato come malattia.

I datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono chiedere la cassa integrazione ordinaria nel caso siano tra quelle che la possono chiedere o l’assegno ordinario nel caso siano nei fondi di solidarietà e abbiano almeno cinque dipendenti, dal 23 febbraio 2020 per una durata massima di nove settimane (e comunque entro il mese di agosto 2020) con risorse stanziate per 1,34 miliardi. Potranno chiedere la cassa in deroga anche le aziende con meno dipendenti, anche con uno solo, sempre con un tetto di nove settimane.

Previsto un  congedo parentale speciale: chi ha figli fino a 12 anni potrà chiedere un congedo parentale fino a un massimo di 15 giorni che prevede un’ìndennità pari al 50% della retribuzione e la contribuzione previdenziale figurativa. Per averlo però l’altro genitore deve lavorare e non essere né disoccupato né beneficiario di qualche altra misura di sostegno al reddito. In alternativa al congedo si può chiedere, sempre a partire dal 5 marzo, data di chiusura delle scuole, un bonus baby sitter di 600 euro (attraverso il libretto famiglia). Per medici, infermieri, personale socio sanitario, ricercatori e personale della polizia di Stato con figli under 12 il bonus baby sitter arriva fino a 1.000 euro.

Per i professionisti titolari di partita Iva attiva al 23 febbraio 2020 e ai lavoratori con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla Gestione separata è riconosciuta un’indennità pari a 600 euro (170 milioni stanziati). La stessa indennità sarà riconosciuta ai lavoratori autonomi quali commercianti, artigiani e coltivatori diretti.

Ecco il testo con tutte le misure: Cura Italia

 

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